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La Verticale


Da sempre, è uno degli elementi di base della ginnastica artistica, nonché uno tra i più conosciuti al mondo. Se ci immaginiamo, per esempio, di dire ad un perfetto sconosciuto che sappiamo fare un front lever, probabilmente ci guarderà con uno sguardo perso nel vuoto mentre non succederà la stessa cosa se parleremo della verticale proprio per la sua fama!


C’è da dire però, che nonostante la conoscenza di questo elemento si debba molto alla ginnastica, ormai, è ampiamente diffusa in molte altre discipline (calisthenics, break dance, yoga ecc.) proprio per la sua enorme versatilità.

Riuscire ad avere una verticale solida, infatti, non solo spiana la strada verso esercizi di forza avanzati ma consente di poter allenare altre qualità importanti tra le quali spicca la propriocezione: in poche parole, dovremo diventare abili a gestire il nostro peso corporeo nello spazio impiegando al meglio i muscoli stabilizzatori (in particolare tutti i muscoli appartenenti al “core”). 

La verticale si può eseguire su qualsiasi tipo di superficie: 
-a terra 
-alle parallele 
-alla sbarra (presa prona/supina)
-agli anelli

Molti soggetti per una scarsa mobilità dei polsi, non arrivando ai 90 gradi di estensione, potrebbero sentire un indolenzimento non indifferente anche se questa venisse eseguita appoggiandosi al muro.

Ovviamente ciò non deve scoraggiare ma anzi, stimolare a lavorare proprio sulla mobilità stessa al fine di evitare inutili infortuni in skill più avanzate (come la Planche).

Per lavorare in maniera esaustiva su questo elemento al fine di condizionare i vari muscoli flessori / estensori del polso e del gomito (posti a livello dell’avambraccio) si consiglia di portare avanti insieme sia un lavoro a terra che alle parallele. 

La posizione corretta della verticale prevede un allineamento armonico dell’intero corpo.

Si includono, quindi, la retroversione del bacino (“ppt” o posterior pelvic tilt), le braccia tese con l’elevazione delle spalle in maniera tale da sentirci bene "in spinta".

Per quanto riguarda la parte inferiore del corpo, spesso dimenticata, dovrà essere rigida con quadricipiti e glutei ben contratti.

Molti istruttori di ginnastica rimproverano i propri allievi se non "tirano" bene le punte (possono venire persino dei crampi!). Ciò è sicuramente comprensibile e giustificabile dal momento che i muscoli polpacci si attivano con il piede in flessione plantare (il dorso del piede è allontanato dalla faccia anteriore della gamba).

La posizione delle dita, è un altro parametro da tenere in considerazione.

Se chiederete infatti ad un "verticalista" delucidazioni su questo elemento, vi parlerà sicuramente del posizionamento delle mani e delle dita che dovranno sempre "stringere" il terreno.

L’ampiezza delle mani varierà invece notevolmente la difficoltà della verticale stessa dando luogo anche a varianti interessanti come per esempio la “Japanese Handstand” in cui arriveremo a sfiorare con la testa il terreno da quanto saremo larghi!

Da notare bene che si tratta di un elemento utilizzato per condizionare tendini ed articolazioni impiegate per gesti molto avanzati (maltese, croce inversa agli anelli ecc.) e che un principiante non dovrebbe sicuramente approcciare!

Solitamente più stringeremo l’apertura è più sarà difficile tenere l’equilibrio proprio perché saremo sempre più “chiusi” di spalle ed in mancanza di mobilità, andremo per forza a compensare di schiena.

Ecco perché in generale per chi vuole padroneggiare non solo la verticale, ma anche le sue varianti difficili più belle, dovrà portare avanti un lavoro orientato sulla mobilità articolare (articolazione gleno omerale e scapolo toracica, stretching dei flessori dell’anca ecc).